Lo specialismo, se non fecondato da una epistemologia del sapere integrato, rischia di produrre una polverizzazione delle discipline e, di conseguenza, una visione parziale della realtà.
Riteniamo che non possano strutturalmente offrire un discorso cogente ed esaustivo sul crimine, né la criminologia in se stessa, né la criminalistica, al cui linguaggio tecnicistico compete la risoluzione di un caso e non il reperimento globale di un senso, né la giurisprudenza, cui compete non il rintracciamento di significati etico-esistenziali di fondo, bensì la ricostruzione di verità processuali. Neppure la psicologia può andare oltre la ricostruzione più o meno riuscita di assetti personologici, così come il senso complessivo della violenza sfugge anche ai codici classificatori della sociologia, che abbisognano di un quadro di riferimento più esaustivo.
Rintracciare non solo il senso di un evento, ma anche il senso che collega gli eventi tra loro, dovrebbe essere, allora, compito di un sapere integrato, ovvero di una sorta di cittadella del sapere criminologico, la cui topografia rinvii ad un dialogo continuo ed armonico tra discipline (filosofia, antropologia, giurisprudenza, biologia, chimica, fisica, neuroscienze, unitamente, come è ovvio, a quadri criminologici e tecniche criminalistiche).
In sintesi, solo dalla visione integrale dell’uomo può nascere una scienza del crimine capace non solo di spiegare, ma anche di comprendere, e quindi prevenire, le dinamiche e gli eventi da cui germinano gli eventi delittuosi.
Scopo
Il Corso si prefigge lo scopo di formare professionisti della prevenzione e repressione del crimine forniti di conoscenze multidisciplinari, orizzonti teorici transdisciplinari e competenze tecniche specifiche e approfondite.
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