
«E’ l’unico nelle regione — continua Venanzini — e tra i due o tre presenti in tutta Italia. Rappresenta inoltre un valore aggiunto al servizio medico se si considera che è collocato all’interno dell’ospedale, “posizione” che attenua, in parte, il pregiudizio che circonda pazienti afflitti da malattie mentali». Una svolta alla cura e alla diagnosi di tali disturbi potrebbe arrivare proprio dal dipartimento fanese. Durante il congresso che si è svolto da giovedì a ieri all’ex seminario dal titolo «A Long Shadow Over the Soul» e che ha portato in città i più importanti esperti mondiali del settore, è stata infatti presentata quella che il premio Nobel Kary Mullis, in città giovedì, ha definito una scoperta in grado di «sconvolgere la medicina e la religione».
L’equipe diretta dal biochimico Massimo Cocchi, caporicercatore e docente all’Università di Bologna ha coinvolto professionisti e ricercatori del Dipartimento di Salute Mentale di Fano, del dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino e dell’università di Lugano Ludes. «La nostra è una ricerca — ha spiegato Venanzini — durata due anni su un campione di 105 dei pazienti fanesi che affluiscono al nostro centro. L’obiettivo era scoprire se composizione ed eventuale alterazione degli acidi grassi nella membrana delle piastrine fossero in correlazione con i disturbi mentali. Il risultato ottenuto è sostanziale: con un’analisi del sangue riusciamo a capire se il paziente è colpito da depressione o disturbo bipolare». Per il capo ricercatore Cocchi si tratta di una scoperta che porterà «gli psichiatri a mirare la terapia prima che il paziente evidenzi sintomi psicotici. Spero che il dipartimento di Fano diventi punto di riferimento in Italia. Qui ci sono professionisti di alto livello. Dopo la valutazione di “progetto d’eccellenza” conferita dalla Regione Marche ci aspettiamo di proseguire nel nostro progetto». Unico neo, «l’assenza totale — ha concluso Venanzini — dei dirigenti dell’Area Vasta a un congresso importante sia per la medicina, sia per la città».
Alessandra Gasparini